
di Rosaria Barrile
Per Emanuela Musci, nella consulenza come nel golf, strategia e tattica sono entrambe necessarie: «Ma l’aspetto più importante è che il golf ti costringe a scendere a patti con il fatto che il risultato dipende esclusivamente da te»
Bolognese doc, una passione per il golf, lo sci e Los Angeles, città nella quale ha
vissuto da ragazza per motivi di studio, Emanuela Musci (nella foto) opera nel settore della consulenza finanziaria indipendente da 20 anni.
Dopo la laurea in Economia e Commercio nel 1991, inizia a lavorare nel marketing ma nel 1997 sceglie di seguire la sua vocazione: lascia l’Italia per conseguire un Master of Science in Finance, MSF, presso l’American University, Washington DC e negli Usa matura esperienze come financial analyst presso Salomon Smith Barney, Intelsat e l’I.F.C. International Finance Corporation, la banca di investimento della World Bank.
Al rientro in Italia nel 2002 inizia la collaborazione con un single family office nel quale si occupa dello sviluppo del software dedicato all’account aggregation e all’analisi del portafoglio nel suo complesso.
Nel 2006 contribuisce alla nascita di S&O Strategie & Opportunità Multi Family Office, dove si occupa ancora oggi di analisi portafoglio e supporto nell’allocazione strategica.
Tra le poche consulenti finanziarie indipendenti donna oggi attive in Italia, Musci è da anni impegnata in iniziative di empowerment femminile sia fuori, sia dentro il mondo della consulenza.
«Nel rapporto con i clienti la capacità di ascolto e di empatia di noi donne può fare la differenza. Vi è poi una naturale inclinazione femminile a privilegiare la pianificazione di lungo termine rispetto all’approccio più speculativo sui mercati che caratterizza prevalentemente gli uomini. Noi donne, quindi, quasi istintivamente oserei dire, percepiamo quello che possiamo definire un approccio corretto alla gestione del patrimonio familiare, salvo poi per cause soprattutto culturali, fare un passo indietro quando si parla di soldi. Il timore di non essere all’altezza è ciò che ancora oggi fa sì che le donne siano inclini all’auto sabotaggio in tutti i campi».
Dal golf, sport che pratica fin da quando aveva vent’anni, Musci ha mutuato la filosofia che ispira sia la sua vita quotidiana, sia l’approccio alla professione.
«Ho iniziato a giocare a golf per caso. Avevo circa 20 anni e trascorrevo gli ultimi giorni di agosto in Liguria, ospite nella casa al mare dei miei nonni paterni per preparare gli esami della sessione di settembre. Presi le prime lezioni al Golf Club Garlenda, regalo del mio caro zio golfista. Da allora non ho mai spesso di praticarlo. Diversamente da altri sport che pratico e che amo, il golf rappresenta un’esperienza trasformativa, come la definisce Laurie Ann Paul, filosofa della Yale University», spiega Musci.
«Il golf è una filosofia di vita, è un comportamento dentro e fuori il campo: ti mette alla prova come persona, prima che come giocatore. Ti insegna in primis il “qui e ora”, ti devi concentrare sul colpo che stai per tirare e non rimuginare sui colpi che hai già tirato. Il gioco e il risultato possano cambiare improvvisamente a seconda del momento e dell’attitudine mentale», sottolinea Musci.
«In questo sport sono necessarie strategia e tattica e noi consulenti sappiamo bene quanto siano entrambe necessarie nella nostra professione. Ma l’aspetto più importante è che il golf ti costringe a scendere a patti con il fatto che il risultato dipende esclusivamente da te, a prescindere che tu sia in gara o meno: non c’è un avversario più bravo al di là della rete, c’è solo l’handicap* che ci rende tutti uguali»
* Nel golf è il valore numerico che rappresenta l’abilità di un giocatore: più alto è l’handicap, minore è la bravura del golfista, ma maggiori i vantaggi in termini di colpi in eccesso consentiti; viceversa se è basso, il giocatore è più forte e dovrà concludere la buca con un numero di colpi minore.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Articolo tratto da “Fee Advisor Journal” di marzo 2026
